sabato 18 aprile 2015

IL DISCORSO È ILLUSIONE, UNA FORMA VUOTA 


Salutare è atto di buona educazione, ricambiare è cortesia, sbagliare, nel mettere per iscritto il saluto, non è carino. Il nostro senso di civiltà e il nostro garbo di certo non si lasciano scalfire dalla grammatica, ma di premure e buone norme non si muore. La causa della fastidiosa faccenda è la punteggiatura, un elemento della nostra scrittura di cui ciascuno fa quel che più gli piace: talvolta, addirittura, non se ne fa alcunché; talaltra, se ne abusa smodatamente. Due esempi immediati possono essere utili. Nel primo caso, quello dell'assenza della punteggiatura, riscontriamo molto di frequente sul web l'espressione Ciao Marco... E tutti sono felici e contenti! Di che? Eh, sì, non c'è da esser felici e contenti perché la scrittura corretta è Ciao, Marco! Forse, è sensato ribadire con Ciao virgola Marco affinché s'imprima nella memoria. La tendenza a tradurre in scrittura il linguaggio orale e famigliare probabilmente si esplicita in una stringa di segni non coordinati. Nello scambio rapido tra due amici, le concessioni sono numerose ed è giusto che sia così. Quando, però, l'autore d'un'intervista, nel tentativo di essere social e cool, si rivolge all'intervistato con Ciao Marco, annullando la virgola, allora l'errore c’è e va corretto. Ciao è un'interiezione, oltre che un saluto, pertanto, secondo la tradizione latina, la persona salutata va al vocativo e separata per mezzo della virgola. Nel secondo caso, quello della sovrabbondanza di virgole, si dimentica la regola essenziale della distinzione tra asindeto e polisindeto, di cui s'è già parlato nei precedenti articoli. Qui, a beneficio del lettore, ricordiamo che Le banane, le mele, le arance, le fragole è una sequenza coordinata per asindeto, cosicché i sostantivi sono separati dalle virgole, mentre Né le mele né le banane né le arance è un polisindeto, che non deve essere interrotto da virgole. Né l'uno, né l'altro, come spesso si vede, è un errore senza giustificazione! 

Di fatto, il nostro discorso è illusorio, è quasi una forma vuota, una convenzione astratta. I significati che noi assegniamo alle cose tramite le parole o che reputiamo perfetti non corrispondono esattamente ad una rappresentazione mentale comune. Quando parliamo o scriviamo di un cane, ciascuno di noi ha una propria immagine del cane, chi ha l’immagine di un bassotto, chi di un labrador, chi ha un ricordo giocoso, chi quello di un morso. Eppure ci capiamo! 

C’è da aggiungere, tra le altre cose, che l’articolazione sonora che noi percepiamo come fatta di pause, durante l’esposizione, in realtà altro non è che un processo di emissione continua. Il cervello, in pratica, riceve i significati attraverso il meccanismo del parser, un analizzatore che decodifica il messaggio in schemi e strutture. D'altronde, se dovessimo incamerare tutto quello che ascoltiamo, senza un filtro, andremmo in tilt. Ne consegue che la punteggiatura  è quella tecnica che – più d’ogni altra – dà senso alla relazione tra i significati. 

A tal proposito, anziché offrire una morbosa rassegna di regole e suggerimenti sull'uso della virgola e dei punti, che si può trovare in qualsiasi grammatica,  voglio riproporre, com'è proprio della rubrica, solamente gli errori in cui spesso ci si imbatte, quelli che "brillano di luce propria" e fanno bella mostra di sé.

La nostra storiella ricomincia coi puntini di sospensione. È una storia breve: i puntini di sospensione sono tre, non quattro, cinque o mille. Non si capisce perché gli scriventi siano tanto generosi. Si capisce ancora meno perché i puntini di sospensione, talvolta, siano pure seguiti da punti interrogativi ed esclamativi in una sorta d'insalata grafico-semiotica. Nulla di più scorretto. Gli eccessi fanno male.

Un trattamento ambiguo, invece, è riservato alla congiunzione coordinante avversativa ma in relazione alla virgola. Di regola, in una frase corretta e in cui sono presenti due o più predicati, il monosillabo avversativo è preceduto da una virgola: Ho fame, ma aspetto il pranzo. L'assenza della virgola costituirebbe un errore insindacabile. Anche nel caso in cui i soggetti dell'una e dell'altra delle due frasi siano diversi, l'uso della virgola è obbligatoria: Paolo sta lavorando, ma Luca gli ha suggerito di riposarsi. Le eccezioni sono strettamente stilistiche e rare, come nei casi seguenti: Brutto ma d'aspetto gentile, Intelligente ma distratto et cetera, casi che tuttavia non soffrirebbero in presenza della virgola. Va ricordato che ma fa parte di un gruppo, non è una congiunzione isolata: perciò, pertanto, dunque et cetera sono i suoi compagni di ruolo. Perché s'è fatto riferimento ad una certa ambiguità d'uso? La risposta è semplice: la congiunzione in questione si trova ora assieme alla virgola ora senza virgola, secondo il caso.

Ciò che non è affatto caratterizzato da ambiguità è il punto e virgola; non è ambiguo perché sembra essere stato rimosso dalla scrittura ordinaria e dalle conversazioni che si svolgono sul web, allo stesso modo in cui l'uso dei due punti è ormai "tra coloro che son sospesi". Per scrittura ordinaria s'intende tutta quella quantità di articoli d'informazione che troviamo online, che, in parte, dovrebbero essere riscritti alla luce della punteggiatura, senza la quale ogni forma di discorso perde ritmo e senso.

Purtroppo, lo spazio di scrittura di un blog non accoglie tutti gli esempi necessari. Per una scorsa conclusiva potrebbe sembrare sufficiente dire che le subordinate temporali (Quando piove, preferisco...), le avversative (Ho dormito, laddove avrei dovuto...), le ipotetiche (Se fossi ricco, comprerei una casa) e così via devono essere separate dalla reggente tramite una virgola, ma le varianti sono troppo numerose perché se ne tragga un prontuario.


Un personaggio (Sì, personaggio!) che, invece, fa al caso nostro perché scrive secondo il buon ritmo della punteggiatura è Rita Fortunato, autrice e curatrice del blog Paroleombra. L'ho scoperta per caso, su G+, come lettrice di Errori & Parole. Rita si contraddistingue per impareggiabile umiltà, gentilezza d'animo e riservatezza: è l'esatto contrario di tutti coloro che si proclamano scrittori illuminati o ispirati da qualche divinità, tant'è che, sulle prime, non sapevo della sue dedizione alla scrittura. Eppure, vi assicuro che possiede i crediti intellettuali per diventare una scrittrice. Le sue trame creative provengono da una solida formazione, non dall'arbitrio o dall'orgoglio personale: una laurea in Lettere e una in Scienze del Testo fanno di lei una garanzia. 



6 commenti:

  1. Molto interessante il tuo discorso sulla punteggiatura!!

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  2. Ciao Francesco, ho conosciuto solo qualche giorno fa il tuo blog e già lo considero uno dei più interessanti sulla comunicazione e la scrittura. Ti seguirò molto volentieri. A presto!

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  3. Grazie, Francesco! C'è sempre da imparare sul tuo blog, ed in modo piacevole!

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  4. Paola, come ti ho scritto in più occasioni, io ti sono grato per parecchie cose: l'attenzione che mostri per il mio lavoro mi gratifica e mi spinge ad approfondire sempre di più; ma la tua creazione #adotta1blogger è un modello esemplare di circolo virtuoso; farne parte è un piacere autentico. Grazie!

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  5. Ivano, sei troppo buono con me; accolgo le tue parole e ne faccio tesoro. La comunicazione spesso è un vero e proprio campo minato almeno per due motivi: 1) è un contesto complesso e composito, su cui convergono parecchie discipline (...dalla psicologia all'antropologia, attraverso la grammatica o la semantica e la semiotica); 2) ci sono sono troppi comunicatori dell'ultima ora e che si basano sull'improvvisazione! Io non posso né voglio ergermi a giudice; ho solo studiato tanto e intendo continuare a farlo, specie se incontro, attraverso questo blog, persone che, come te, sappiano conciliare attenzione e fruizione. Ho il piacere di aggiungere che qualsiasi suggerimento è gradito. Io ho immaginato questo spazio di scrittura attraverso un programma: partire dall'essenza della grammatica per giungere alle tecniche di comunicazione. Nel tempo, tratterò i casi del linguaggio delle devianze, quelli del linguaggio della pubblicità et cetera. Ti ringrazio. A prestissimo!

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  6. Caro Daniele, la punteggiatura è interessante, è vero; è un aspetto della grammatica singolare perché, a differenza di quanto accade con altre parti del discorso, qui il senso, il ritmo e il significato non sono rigidamente vincolati ad una regola, ma molto esposti. E' sufficiente spostare una virgola per alterarli o modificarli irreversibilmente.

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