sabato 4 aprile 2015

COLPI DI PISTOLA, CANTANTI E GRAMMATICHE LIQUIDE


<<Ne sono sicuro, l’ho letto nei fratelli Karamazov!>>. La consapevolezza è uno stato d'animo salutare perché, in genere, nasce dall'esperienza. Se essa è associata per giunta con la lettura d'un romanzo maestoso qual è quello di Dostoevskij, allora c'è ragione d'essere anche soddisfatti. Fino ad un certo punto. Non abbiamo salvato una vita umana, come potrebbe fare un bravo medico, non abbiamo sfamato un bambino povero, come potrebbe fare un uomo benestante, e non abbiamo dato alcun contributo alla causa della pace nel mondo, come potrebbe fare un buon politico. Noi che viviamo di alternative "troppo umane" e del bisogno di approvazione biologica, ci avviciniamo molto o al principe Myskin, L'idiota, o a Ismaele, il protagonista di Moby Dick, il quale dichiara che la caccia alle balene per lui equivale al surrogato di un colpo di pistola.  Nessun calo dell'umore in corso, sia chiaro! Non mi sparerei mai un colpo di pistola né assisterei passivamente al corso degli eventi, ma, nell'accingermi a preparare questo testo, ho letto sul mio profilo di Facebook il suggestivo commento alla grammatica fatto da un tizio senza volto. Ve lo riporto fedelmente: <<...Mi sto chiedendo da qualche giorno (pur non sperando in una logica risposta) cos'è mai questa terribile "GRAMMATICA" oggi così tanto deturpata... e perchè mai qualcuno debba vantare, pretendere ed avere un posto di primo piano in essa...! Arroganza? Autostima? Rivendicazione 'sindacale' contro i "non qualificati"? Narcisismo? Mah.. ! Forse potrei trovare qualche risposta leggendo il 'Link" (che non so cosa voglia dire... nè tradurlo in taliano...!), ma il mal costume di scrivere bianco su blu me lo impedisce, e quindi rinuncio...! Ai 'post' l'ardua sentenza...! Buona Pasqua a tutti...>>. Trascurando gli errori madornali, che falserebbero l'obiettivo di questa rubrica,  è il caso di tornare al tema d'esordio. Quella dei titoli delle opere, infatti, è una storia vecchia. Quando essi sono preceduti dagli articoli, i dubbi e i fastidi di linguaggio diventano incubi ad occhi aperti, soprattutto se a questi articoli è necessario anteporre una preposizione. Non se ne può fare di certo una caso allarmante e preoccupante, ma "anche lo stile vuole la propria parte". Ad onor del vero e del giusto, si deve dire e scrivere L'ho letto ne I fratelli Karamazov e non L'ho letto nei fratelli Karamazov, restituendo il posto all'argomento latino perché ad esso spetta di diritto; il che ci permette di rispettare integralmente narrativa e grammatica. La fusione tra preposizione e articolo, che, il più delle volte, è spiccia e scorrevole, configura un costrutto approssimativo, famigliare e popolare. Ciò è evidentemente più importante nella stesura di un testo che durante una chiacchierata. Se si vuole riferire il contenuto di un articolo letto sul quotidiano La Repubblica, allora è opportuno scrivere Ho letto su La Repubblica che (…), anziché Ho letto sulla Repubblica che (…). La separazione tra preposizione e articolo, spesso, è una questione più formale che grammaticale, tuttavia è l’unica soluzione idonea al riconoscimento di titoli e intestazioni. Scriveremo dunque che Abbiamo cenato presso il ristorante de La Rinascente, non già della Rinascente. Allo stesso modo, trattandosi di un film, si scriverà che il Benigni de La vita è bella è insuperabile, non che il Benigni della vita è bella è insuperabile. Di fatto, Benigni avrebbe dovuto continuare a fare il comico e l'attore e non mettersi a fare l'intellettuale, ma questa è un'altra storia. Veri e propri punti di raccolta dell'eterna lite tra pronomi, articoli e preposizioni sono i testi delle canzoni.  E' celeberrima la canzone intitolata Sabato pomeriggio, il cui protagonista è un disamorato – ma, a nostro avviso, furbo – passerotto. La fama che Claudio Baglioni s'è guadagnata, tuttavia, non cancella dalla nostra memoria il tempo che abbiamo trascorso con indosso un grembiulino blu, tra i banchi di scuola. La preposizione senza, nell'espressione senza te, se posta prima di un pronome personale, non può essere privata della preposizione di. Senza e di, assieme, formano una locuzione prepositiva. In certi casi, sono inseparabili, non possono essere oggetto dell'arbitrio e della discrezionalità dei cantautori. Con un po' di tolleranza, si dovrebbe giustificare l'errore spacciandolo per licenza artistica. Alcuni sedicenti autori rivendicano addirittura i diritti di metrica: questo è troppo, dato che è probabile che non sappiano neppure cosa sia la metrica. A distanza di parecchi anni, ne Sere nere, si ritrova la medesima ingiustizia: <<(…) Perché fa male da morire senza te (…)>>. Allora, si tratta di una vera e propria scuola di pensiero favorevole alla soppressione delle preposizioni. E' un'affermazione sacra e santa: fa male da morire, specie se si considera la portata diseducativa di tutta questa musica popolare che ha un enorme e, a tratti, insensato seguito. Prima che intervenga qualche tossico difensore degli amori pastosi delle canzoni, è bene sottolineare l'ultimo passaggio critico. Sappiamo bene che la soppressione della preposizione, in talune circostanze, permette al cantante di seguire una certa nota con agio. L'unico dilemma, ormai fattosi amletico, sta nell'ampiezza della divulgazione di quei testi che, nel tempo, diventano strutture profonde della lingua comune e delle quali ci si serve inconsapevolmente. Purtroppo, ormai ci si sente dire che le grammatiche classiche sono obsolete e che occorre volgere lo sguardo a una grammatica liquida.   

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