mercoledì 25 marzo 2015

PARLANTI FRETTOLOSI E AFFAMATI D'ARIA


C’è ragione di credere che talvolta i parlanti della nostra lingua siano affaticati e frettolosi, come se dovessero recitare tutto d'un fiato un monologo al termine d'una lunga ed estenuante corsa. La fame d'aria causata dall'affanno, infatti, li spinge a tagliare corto e, di conseguenza, a servirsi di un periodo da "rianimazione". E si sa… Quando si esce dalla "rianimazione", di certo, non si può gridare a squarciagola. Quindi, ci vuole un po' di cautela, prima di tutto, per l'attore e, poi, anche per le subordinate relative che gli tocca usare correttamente. Sì, l'oggetto del nostro interesse, questa volta, è proprio la subordinata relativa, che passa inosservata, silenziosa e pure un po' stravolta. Il più noto tra i pronomi con il quale essa è introdotta è sicuramente che, il quale è gravato da parecchia responsabilità e supplisce alle mancanze di tutti, tanto da diventare una sorta di jolly. Questo pronome merita tutta l’importanza che gli viene conferita, ma, a seconda della sua collocazione e dell'eventuale incontro con qualche virgola, la frase cambia in significato e struttura. Se scriviamo Questo libro, che ho appena iniziato a leggere, è bellissimo, costruiamo una subordinata relativa esplicita accessoria, cioè della quale si può fare a meno, senza alterare il significato essenziale della frase: questo libro è bellissimo.  Se, diversamente, scriviamo Questo è il libro che ho appena iniziato a leggere, si apprende facilmente che il che ha una funzione determinante, vale a dire limitativa. Ogni qual volta in cui si pensa che ogni cosa sia al posto giusto, cominciano i guai. La vita n'è una riprova. Infatti, il più diffuso tra gli errori, a tal punto da essere endemico, quello che subisce, in pratica, le patologie da "rianimazione", è lo scambio tra l'avverbio di luogo dappertutto e l'avverbio relativo dovunque. Si sente dire e si legge molto di frequente una frase come Ti seguirò dovunque. Per carità, nessuno intende mettere in dubbio la qualità dell'amore, ma non si può fare a meno di sottolineare di rosso quel dovunque. Dovunque, come s'è già detto, ha una funzione relativa, di collegamento e, come tale, introduce anch'esso una subordinata relativa. Pertanto, o diciamo Ti seguirò dappertutto oppure diciamo Ti seguirò dovunque tu voglia andare. S'è parlato finora di subordinata relativa esplicita, tuttavia non possiamo né vogliamo dimenticare quella implicita. Occorre precisare, innanzitutto, che una subordinata è detta implicita in presenza di modi impersonali del verbo, quali sono il gerundio, l’infinito e il participio. Per farne uso il soggetto della reggente deve coincidere con quello della subordinata (...ci sono delle eccezioni!). Ne sono esempi limpidi: Finalmente ho gli strumenti con cui lavorare oppure Ho molto lavoro da fare (…che deve essere fatto) e La nave, partita in ritardo, è giunta puntuale al porto (La nave, che è partita in ritardo, è giunta puntuale al porto). A tal proposito, si deve evitare rigorosamente di dire o scrivere La macchina da scrivere perché ciò equivarrebbe a dire o scrivere La macchina che deve essere scritta, esplicitando la subordinata. In modo corretto, scriveremo e diremo: La macchina per scrivere. Si vede spesso, invece, parecchia incertezza nella distinzione tra che e il quale o tra il cui preceduto da a e il cui solitario. In sostanza, che e il quale o la quale si possono avvicendare liberamente, anche se è evidente che in certi casi il quale e la quale determinano una specificazione valida e utile. Ho comprato le scarpe e le magliette, le quali… A che cosa ci riferiamo in questo caso? Necessariamente a entrambe? No! E' sufficiente riformulare nel modo seguente per liberarsi dai dubbi: Ho comprato le scarpe e le magliette, le quali scarpe mi saranno utili nella corsa. Le differenze d’uso del pronome cui sono davvero minime. Con o senza a, si fa valere ugualmente. Talora, riscontriamo anche una variante di stile tutta latina: il che, la qual cosa e – perché no? – del che, della qual cosa et cetera. Queste locuzioni a carattere pronominale fanno riferimento a un’intera frase: Ho lavorato molto bene; il che (o la qual cosa) ha portato dei frutti… In conclusione, bisogna ricordare che la subordinata relativa può anche essere definita aggettiva o appositiva e attributiva perché svolge la stessa funzione che svolgerebbero un aggettivo o un attributo o un’apposizione. Ho conosciuto un attore bravo, elegante, ma che mancava d’aria. Si noti la sequenza degli aggettivi bravo ed elegante, interrotta per simmetria dal ma seguito dal pronome che! Se sono così coordinate, vuol dire che appartengono alla stessa famiglia. Aggiungiamo anche una piccola sfumatura? L'attore ha mostrato una certa bravura, apprezzando la quale, non si può tuttavia dimenticarne la fame d'aria. Una subordinata temporale si articola, in questo caso, sulla locuzione pronominale relativa: scherzi dei grammatici della complessità.

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