sabato 28 marzo 2015

ORRORI E PERICOLI IN CHAT



Dire no, a quanto pare, è più facile che dire sì, altrimenti, ne Così parlò Zarathustra, il funambolico e dirompente Nietzsche non si sarebbe affannato a spronare in questo modo i propri lettori: <<Sì, per il gioco della creazione, fratelli, occorre un sacro dire sì (…)>>. Il coraggio dell'affermazione, dunque, sarebbe la vera ragion d'essere della nostra esistenza; ogni sguardo, ogni incontro e ogni parola comportano un rischio; a noi tocca scegliere se superare o meno le paure convenzionali. Spesso e da anni ormai, questo tema è anche oggetto d'insegnamento nei corsi di comunicazione e marketing, per i quali un vero comunicatore o un vero venditore devono essere in grado di trasmettere sempre positività ed entusiasmo. Con fare proverbiale, possiamo dire che chi non risica non rosica. Nella memoria dei più, forse, dovrebbero trovare spazio anche le stramberie di quel camaleontico Jim Carrey del film Yes Man, un uomo che vince la depressione grazie a un corso sull'autostima che lo induce a consacrarsi al . Resta comunque che dire no è più facile che dire sì. Perché? Proviamoci a dare un'occhiata alle nostre chat e a tutte le nostre interazioni, da Whatsapp alle community! Nella maggior parte dei casi, non si scrive , ma si senza il pertinente accento. In pratica non si afferma alcunché; si priva l'avverbio della risposta affermativa di valore, sostituendolo con un si senza infamia e senza lode. Sì, è vero, scrivere senza regole di alcun tipo vuol dire scrivere rapidamente il messaggio, "tanto ci capiamo lo stesso" direbbe qualcuno. Quando due o più persone raggiungono l"intesa, nessuno osi alterarla! Ma qui, come si suol dire, abbiamo il dovere di "salvare il salvabile". Sta per nascere o forse è già nata una nuova lingua, che gli studiosi non esiterebbero a definire pidgin o creolo dei social network, cioè un codice agrammaticale di scambio rapido. Ci si ostina dappertutto a difenderlo col sangue. Siamo sicuri che tutto questo non porterà, prima o poi, alla riduzione della componente poetica, affettiva e narrativa del linguaggio? La stessa sorte s'è abbattuta sul troncamento di poco, noto attraverso la locuzione un po’, che dovrebbe essere scritto sempre con l'apostrofo e mai con l’accento. Invece, rivedendo le suddette interazioni, registriamo la caduta di un po’ a vantaggio di un pò, che è scorretto. Altra locuzione disgraziata è a posto, che una triste abitudine ha trasformato in apposto. In questo caso, di fatto, si adotta il participio passato del verbo apporre al posto di una locuzione, generando un'insensata mescolanza. Un errore che potrebbe anche guadagnarsi una certa simpatia sta nella redazione di aldilà in luogo di al di là. Insomma:  l'espressione si scrive tutta attaccata o no? Dipende da ciò che si vuole comunicare. E' molto frequente l'uso improprio perché la locuzione preposizionale al di là viene impunemente scalzata da aldilà, che, in quanto sostantivo, significa oltretomba. Nietzsche poteva anche avere ragione nel chiedere un sacro dire sì, ma avrebbe dovuto specificare con l’accento perché, a 130 anni dalla pubblicazione della sua opera, del non si vede più nemmeno l’ombra. Un tempo (…non per essere nostalgici, ma per dare a Cesare quel che è di Cesare e ai grammatici quel che è dei grammatici!), esisteva una netta distinzione tra i pronomi personali soggetto e i pronomi personali complemento. Infatti, il pronome personale soggetto di terza personale singolare era usato non solo nella litania io sono, tu sei, egli è (…), ma anche in frasi come Egli decise di dire sì, Egli intende mettere tutto a posto et cetera. Ella, invece, rappresentava elegantemente la donna. Al plurale tra essi e loro correva una bella differenza. Oggi, lui, lei e loro hanno violentato il soggetto. Può darsi che sia l'epoca dei complementi, della familiarità e della leggerezza. Almeno speriamo che la causa sia benefica. Questi ultimi casi sono evidentemente errori digeribili e che non compromettono la salute dei significati. Sul piano dell’ "illegalità" e della pericolosità sociale sono da collocare le seguenti brutture: dò, sò, fà et similia. Qui, lo scoramento mi assale e mi priva di forze perché, dopo averli digitati sul foglio di word, mi rendo conto che lo stesso correttore automatico inorridisce e sono convinto che, se potesse, mi sputerebbe. Ma… C’è anche un "ma"! Ho fatto l'esperimento anche con Whatsapp e mi sono accorto che, scrivendo Io sò, compare una linea rossa ad allarmarmi. Non contento e ancora insoddisfatto, mi sono rivolto a Facebook e ho scritto la stessa cosa: Io sò! Ebbene? Anche Facebook non sopporta l'obbrobrio e mi arrossa. Allora, per quale motivo questi orrori invadono il web? Qualcuno potrebbe sentirsi urtato da tanta violenza e potrebbe anche non credere alle mie affermazioni. Per un attimo, sono stato tentato dallo screenshot, ma m'è parso discriminatorio e ho desistito immediatamente.  

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