mercoledì 11 marzo 2015

LA CONGIURA CONTRO LE PARTICELLE E LE PREPOSIZIONI


Siamo nei guai fino al collo, per così dire! C'è di bisogno è una formula dialettale siciliana piuttosto in voga, forse troppo! Mi sia concesso l'abuso dei punti esclamativi! Di certo, non ho svolto una ricerca accurata in materia di dialettologia, ma, tentando di capire come questa preposizione (di) sia stata maldestramente trasferita nella parlata italiana, non ho trovato alcunché d'interessante. Gli stessi suggerimenti di Google non mi hanno dato conforto. Ho digitato più volte C'è di bisogno, ma il motore di ricerca mi ha sempre risposto con una lista di C'è bisogno e null'altro (ALLARMANTE!). E' una congiura, soprattutto se penso a tutte le volte in cui uomini affari, imprenditori e, più in generale, colletti bianchi d'ogni genere e specie mi hanno rifilato C'è di bisogno nel bel mezzo di una riunione di lavoro, tra economia, finanza e gestione d'impresa. Non si può dire. C'è poco da fare, benché s'intuisca il valore affettivo che emana dall'uso: è innocua, non ingombra, ci fa produrre un gradevole suono occlusivo alveolare; la preposizione di sembra non alterare gli equilibri della comunicazione. Purtroppo, se accettiamo di scivolare un po' nella retorica, il sembrare non è l'essere. A voler fare la cosa giusta, senza troppa fatica, è sufficiente privare lo stato di bisogno della proposizione per ristabilire l'ordine: C'è bisogno. Lo ha fatto pure Jovanotti; il che è alquanto preoccupante. Jovanotti si è espresso correttamente con la canzone C'è bisogno di te. Pertanto, non c'è via d'uscita: siamo spacciati! Mi dolgo di dovergli riconoscere questo "merito", ma gli è dovuto. D'altronde, se si volesse fare un'analisi della formula scorretta, quali significati ne ricaveremmo? Sappiamo che, ne C'è bisogno, il verbo essere, inteso nell'accezione di esistere, indica uno stato di privazione che il sostantivo bisogno, seguito dalla preposizione di (...e non preceduto), determina e specifica: esiste il bisogno di (...) Nel caso della formula scorretta, come si è detto, in che modo si trasformerebbe il significato? Esiste del bisogno? In effetti, si potrebbe pensare ad una particolare licenza poetica, tanto che il poeta-parlante intenderebbe dire Esiste del bisogno qualcosa (...) La formula diventerebbe allora una sorta di massima filosofica e non significherebbe più privazione o, in altre parole, uno stato di bisogno. Forse che si tratta di un'allegoria della lingua regionale? Oppure, la mia fantasia è unicamente figlia della scelleratezza linguistica? E' un fenomeno nazional-popolare, invece, quello di un altro jolly improprio della parlata domestica: il grafema ci ignominiosamente anteposto al verbo avere. Le espressioni, c'hai, c'ho, c'abbiamo e così via fanno ormai mucchio a sé. Quale ruolo avrebbe questa disgraziata particella ci? Quello avverbiale? Se così fosse, c'hai significherebbe hai qui. Pertanto, tutte le volte in cui Tizio dice a Caio Se c'hai la macchina, passa a prendermi!, è evidente che Tizio intende dire Se la tua macchina è in città, passa a prendermi!. E' vero: in effetti, io sono solito parcheggiare la mia autovettura in un'altra città. Oppure ci ha un ruolo pronominale? Può darsi che sia così. Se Tizio dice a Caio Se c'hai la macchina, passa a prendermi!, il significato è del tutto diverso. Ci indicherebbe il noi del discorso, ovverosia: Se hai la macchina per noi, passa a prendermi!. Perché non ci ho pensato prima? Chi di noi non ha una macchina per gli amici ed una per il disbrigo delle faccende quotidiane? La disgrazia che s'è abbattuta fatale sulle preposizioni e sulle particelle sembra la conseguenza di una congiura. Bisogna solo decidere se stare dalla parte dei congiurati o meno.  

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