sabato 7 marzo 2015

CHE TEMPO AVETE COSTI'?



Gli avverbi, specie quelli che caratterizzano le nostre azioni in un preciso luogo, passano spesso inosservati, come se il loro uso fosse sempre regolare. Eppure, il caso in questione è clamoroso. L’avverbio di luogo costì è sostituito, per lo più, da , cui ormai è stata assegnata la proprietà altrui. L'uso dell'avverbio dimostrativo di luogo dovrebbe essere sacro e inviolabile, laddove lo si scopre solitario e ignorato, tranne che in alcune regioni d'Italia i cui parlanti storica lo danno storicamente per scontato. A dire il vero, Che tempo avete costì? è l’unica forma corretta, nel caso in cui si voglia chiedere a qualcuno che è distante da noi quali sono le condizioni meteo. Una breve ed elementare descrizione può essere utile alla trasparenza: qui indica un luogo vicino a chi parla o scrive, designa un luogo lontano sia da chi parla o scrive sia da chi ascolta o legge, mentre il meno noto dei tre, costì, ne definisce uno vicino a chi ascolta o legge. Dimenticanza, trascuratezza e superficialità hanno prodotto una certa violenza nella nostra lingua. Lo scambio erroneo tra costì e , infatti, è una vera propria forma di devianza linguistica basata, verosimilmente, sia sull'incultura degli educatori scolastici sia sulla faciloneria e sull'arroganza dei parlanti, i quali cercano nella convezione e nei cambiamenti della lingua tutte le attenuanti possibili. Nostro malgrado, in questo caso, ogni alibi diventa aggravante perché la relazione che intercorre tra qui, costì e è la stessa che riscontriamo nel nesso semantico tra i dimostrativi questo, codesto e quello. Formulare un'esortazione come in Aspettami lì significa generare immediatamente almeno due o, addirittura, tre errori. Diremo, di conseguenza: Aspettami costì, secondo la buona tradizione fiorentina. Non è da escludere che le sviste "avverbiali" siano causate proprio dalla semplicità di questa parte del discorso, l’avverbio, che, essendo invariabile, non si coniuga né si declina. L’invariabilità ne ridurrebbe il valore, tanto da non suscitare preoccupazione d’uso? Di certo, costì non è l’unica vittima del razzismo ai danni degli avverbi. Dovunque è del tutto ghettizzato: lo si usa quasi esclusivamente col significato di dappertutto. Nella frase Ti seguirò dovunque c’è da lodare solo la bellezza del sentimento e della fiducia perché semantica e grammatica non ricevono pari attenzione. Dovunque ha valore di relazione-congiunzione, talché è corretto, se usato con maggiore affetto che in precedenza: Ti seguirò dovunque tu voglia andare, altrimenti è opportuno e decoroso ricorrere a dappertutto, che, al contrario, introduce un significato assoluto e irrelato. Bisogna rassegnarsi: talvolta, specie in amore, bisogna stare attenti a ciò che si dice o scrive.



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