mercoledì 25 febbraio 2015

Si dice HA PIOVUTO o E' PIOVUTO?



Ha piovuto si può dire... Lo si accetti come tale soprattutto per sgomberare il campo da dubbi infecondi! L’azione di sgombero, tuttavia, non ci mette affatto al riparo dalle intemperie, sostantivo plurale, quest’ultimo, quanto mai pertinente: in questo caso! Rischiamo, infatti, di "farci sorprendere" da vere e proprie precipitazioni temporalesche. E’ vero che si può dire - e scrivere - ha piovuto, ma è altrettanto vero che possiamo ricorrere all'ausiliare essere per dire o scrivere è piovuto. Di conseguenza, con riferimento alla pioggia di ieri o di stamani, utilizzeremo essere o avere? Nell'accingerci a rispondere, rammentiamo, anzitutto, che esiste il passato remoto, piuttosto maltrattato nelle narrazioni a carattere domestico e colloquiale, come se ce ne vergognassimo, ma necessario a che il messaggio sia riferito correttamente all'interlocutore. Quella notte, dopo che fummo andati via, piovve tanto da far paura. L’esempio è tanto semplice quanto impegnativo perché vi si rintracciano sia il trapassato remoto, che è obbligatorio nell'uso di un costrutto relativo qual è quello della subordinata temporale introdotta da dopo che, sia il passato remoto del verbo impersonale piovere, che è l’argomento del giorno. In risposta alla domanda circa la scelta dell'ausiliare dei "verbi del meteo", si sappia che non si può fare a meno d'incomodare la semantica, cioè, in poche parole, quella disciplina che riguarda i significati di quanto diciamo e scriviamo! Pertanto: se il fenomeno atmosferico che s'intende narrare è continuo ed imprecisato, il verbo avere la fa da padrone; se, invece, riferiamo qualcosa di episodico e che s'è consumato, per l'appunto, senza continuità, il verbo avere si fa da parte e cede il posto al verbo essere.  Il cielo sopra gli ausiliari, in pratica, può rabbuiarsi sempre. Volare, saltare e correre sono da trattarsi con pari cautela perché anch'essi vivono di "continuità" e "discontinuità", ammettendo ora l'uno ora l'altro dei due ausiliari. E’ diversa, invece, la meteorologia dei verbi servili, volere, potere e dovere, che, accompagnando l'infinito di un verbo, sono spesso ingiustamente schiacciati tra l’ausiliare sbagliato e un participio passato. In presenza di un servile, infatti, si deve adottare l’ausiliare del verbo che segue il servile: sarei dovuto venire, non avrei dovuto venire. Alcuni autori classici, in effetti, si sono concesse delle licenze in tal senso, ma - si badi bene! - se le potevano permettere!     

2 commenti:

  1. Per quanto riguarda la frase "è piovuto" oppure "ha piovuto" che appare come un impersonale, dobbiamo risalire al latino in cui la frase aveva per soggetto Giove (Iuppiter pluvit), l'uso nel tempo ha determinato lo stato attuale ...

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    1. Il tuo contributo, Maria Grazia, oltre a essere bello ed elegante, è anche decisivo perché mostra le vere e proprie trame della lingua attraverso un aneddoto specifico. In effetti, c'è una differenza netta tra la conoscenza scientifica della lingua italiana e quella superficiale. Nel primo caso, intervengono i grammatici greci e latini, senza i quali non c'è bello stile, come non c'è sostanza. Perdonami per il ritardo nella risposta! Ti prego di continuare a donarci questi suggestivi elementi di linguaggio vivo!

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