sabato 28 febbraio 2015

PIU' INTIMO, PIU' ESTREMO, PRIMISSIMO, ULTIMISSIMO? MAI! 


Più intimo non si può e non si deve dire o scrivere. No! Non lo si deve fare, nonostante l’abuso che se ne fa e - ci tocca aggiungere - nonostante la pubblicità regresso ("intimissimi") e le bruttura di tanti sedicenti scrittori e giornalisti. Intimo è ormai (mal-)trattato come un grado positivo dell’aggettivo adottato, come si racconta già tra i banchi delle scuole elementari, volendo esprimere una certa qualità. Come si suole dire, qui casca l’asino! L’aggettivo intimo, infatti, indica non già un grado positivo bensì un vero e proprio superlativo, anche se quest’ultimo è nascosto tra le pieghe della lingua latina, troppo presto abbandonata e dimenticata. Di conseguenza: dire o scrivere più intimo equivale, in qualche modo, a dire o scrivere più bellissimo. La soluzione del rebus - altro latinismo - si trova in qualsivoglia grammatica latina, dentro la quale un filantropo, pover'uomo, ha sicuramente documentato i gradi dell’aggettivo: allo stesso modo in cui molti ricordano la "filastrocca" buono-migliore-ottimo, corrispondente a bonus-melior/melius-optimus, così dovrebbe essere altrettanto nota la sequenza dentro/interno-interiore-intimo, derivante da intra-interior-intimus. A giochi fatti, è facile comprendere che interno è un grado positivo, interiore è un comparativo e intimo è un vero e proprio superlativo. Lo stesso ragionamento è da farsi per l’aggettivo estremo, un superlativo nato da un grado positivo piuttosto lontano dalla lingua comune, al di fuori, ma che può essere reso con esterno. Esteriore ne è il comparativo, mentre estremo ne costituisce il superlativo. Eppure, si leggono di frequente sia più intimo sia più estremo: l'evoluzione delle forme linguistiche e la necessaria semplificazione non dovrebbero essere fraintese a tal punto, dato che questi errori si trovano anche e soprattutto all'interno della saggistica autorevole (?). Molto spesso, ci si imbatte in un'altra devianza grammaticale: primissimo/a; per la qual cosa vale, ancora una volta, la derivazione latina. Primo è già un superlativo, non se ne può ricavare un primissimo. Con precisione: prae (dinnanzi) è il grado positivo, prior (primo di due) è il comparativo, primus (primo fra molti) è il superlativo. Alla prossima!

Nessun commento:

Posta un commento