mercoledì 18 febbraio 2015

DONNA SOLDATO SI PUO' DIRE?




Se ripieghiamo sulla grammatica last minute, quella delle chat, dei post, dei tweet e, più in generale, dei social network, dove prendono vita inquietudine e disagio di chi non sa mai quale sia la forma corretta, allora Donna soldato si può dire. Nel dubbio, i luoghi comuni diventano permessi di transito di cui ci si appropria con discreta immodestia. Se, diversamente, si impara ad avere rispetto di ciò che non si conosce, Donna soldato non si può dire. In realtà: non si deve dire perché è un vero e proprio reato grammaticale. Per molti, tale rivelazione altro non è che una delusione o una dichiarazione inaccettabile, ma bisogna arrendersi all'evidenza. Soldato, che ormai è acquisito come un semplice nome comune, è il participio passato di un verbo che non rientra più nel nostro dominio linguistico, cioè del verbo Soldare, noto per Assoldare e che significa prendere con paga. Dal disuso di Soldare non consegue che la desinenza del participio passato sia invariabile. Dunque: il femminile corretto di Soldato è Soldata. Non diremo Donna Soldato, ma Donna Soldata! Non è escluso che qualcuno voglia contestare pure la regolare coniugazione del verbo con la solita solfa dell’evoluzione della lingua. In questo caso, però, non ci sono scuse! Il medesimo ragionamento si può fare per Avvocato, il cui femminile corretto è Avvocata, non avvocatessa. Avvocato deriva, infatti, dal participio passato Advocatus, ovverosia chiamare presso; di conseguenza, deve essere declinato opportunamente ed in accordo col genere di riferimento. Una donna è advocata, cioè chiamata presso, fuorché si sia disposti a dire che la signora è chiamato presso o la signora è stata preso con paga (...nel caso di soldata). Altra versione pacchiana del genere femminile si ha coi vigili urbani, i quali - sia chiaro! - non hanno alcuna colpa. Una donna che regola il traffico è la vigile, non è mai la vigilessa; al più, si potrebbe accettare vigilatrice, in considerazione del legame morfologico tra il verbo ed il sostantivo. Fino a mezzo secolo fa, c’erano poche complicazioni perché poche donne accedevano a certe dimensioni professionali, ma oggi, è atto "cavalleresco" rammentare che la grammatica vale anche per le signore. Il notaio, il ministro, il deputato, l’ingegnere e il sindaco in gonnella sono, rispettivamente, come c’insegna il luminescente grammatico Aldo Gabrielli (1982), una notaia, una ministra, una deputata, un'ingegnera e...una sindachessa

2 commenti:

  1. Ho lottato per tanti anni affinché non mi chiamassero "la preside" o "la dirigente".
    Purtroppo noto che questo mal costume lessicale perdura sia nella conversazione orale sia nei testi scritti.

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    1. C'è poco da fare, Maria Grazia: credo che non lo si possa pretendere; il che non implica pessimismo professionale o rassegnazione intellettuale. Tutta la lingua italiana è ormai un equivoco, uno spazio teatrale dell'assurdo, ma senza Beckett o Jonesco. Ricordo un'occasione del mio insegnamento universitario di Analisi dei Testi in cui chiesi a una studentessa di scrivere "te l'ho detto": non per farne l'analisi grammaticale, ma per trarne un'analisi semantica. Ebbene, la studentessa scrisse "telo detto". La invitai a riscriverlo. Ne venne fuori: "te lo detto". Sai perché dico che c'è poco da fare e mi do un contegno? Perché non voglio passare per il saccente o il moralizzatore di turno.

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