venerdì 6 febbraio 2015

I TEMPI RELATIVI


I verbi, in Italia, sono assimilabili agli appalti del Ministero della Difesa: se ne percepisce l’esistenza in una forma indefinita, incompiuta ed impalpabile, ma solo una ristretta cerchia di illuminati è in grado di parlarne. Imbattendoci nella frase Egli è stato disponibile, sappiamo che essa rientra pienamente nel quadro del #sipuòdire, in quanto se ne accertino le precauzioni d’uso. A leggere il suo bugiardino, infatti, scopriamo che corre voce di una cattiva abitudine prettamente italiana: sostituire arbitrariamente il passato remoto con il passato prossimo. In effetti, il passato prossimo è un tempo molto più celebre e stimato del proprio remoto rivale. Un’azione conclusa e che non abbia più alcun legame col presente non può e non deve essere riferita col passato prossimo. Di conseguenza, Egli è stato disponibile si può dire, se e solo se la disponibilità è ancora, per così dire, utile ai parlanti e piuttosto manifesta. Se, diversamente, la cortesia di lui ha ormai ceduto il posto a nuove venture dello spirito, si deve usare il passato remoto: egli fu disponibile. Il passato remoto, purtroppo, subisce soverchia xenofobia. Si tratta, a dire il vero, di una specie di pulizia etnica ai danni di tutti i tempi composti e che hanno una funzione relativa: essi sono materialmente sepolti nel cimitero della lingua. Spesso, durante una conversazione telefonica, ci si ritrova a dire Ci vediamo domani, alle 10:00, laddove si dovrebbe dire Ci vedremo domani, alle 10:00. Sì, è vero, a causa di quest’ultima vicenda qualche democratico liberal potrebbe chiedere un’interrogazione parlamentare, ma... non si spinga troppo oltre! Nonostante la tolleranza verso alcune forme popolari, il confine della legalità è comunque bell’e superato. In altre circostanze, si è soliti dire al proprio interlocutore - scorrettamente -: Ne parliamo dopo che leggerai il documento, in luogo di Ne parleremo, dopo che avrai letto il documento. In questo caso, la subordinata temporale ci impone l’uso del futuro anteriore, allo stesso modo in cui una reggente col passato remoto, come Presi parte alla riunione, impone una subordinata temporale col trapassato remoto: Dopo che ebbi studiato i documenti, perché i verbi composti hanno, come s’è detto, una funzione relativa. Di qua dalla loro funzione semantica, occorrerebbe ripristinarne l’uso a vantaggio d'una distinzione reale degli elementi del nostro discorso, che, stando così le cose, è più debole e più impertinente di quanto si possa immaginare. Che dire allora del futuro nel passato, che ci "costringe" a dare spazio anche al condizionale passato in rapporto ad un altro tempo passato? Gli insegnanti, a scuola, ci avevano detto che avremmo dovuto prestare molta attenzione ai verbi, eppure, chissà perché, non lo abbiamo fatto. 

2 commenti:

  1. Provo a rispondere alla domanda: la scuola non è molto incisiva nell’apprendimento dei giovani perché si ferma al teorico. Purtroppo molti docenti insegnano la teoria della grammatica e sintassi avulsa da un contesto pratico accattivante, altresì cercano di ampliare il lessico delegando alla lettura in solitario e scaricando la colpa dell’insuccesso scolastico sulle famiglie. I giovani oggi sono più attivi di una volta e conoscono linguaggi diversificati, è necessario tenere conto di questo. Purtroppo la maggior parte degli insegnanti invece non è preparata a motivare gli studenti coniugando gli obiettivi del programma scolastico ai loro bisogni comunicativi. Il segreto è proprio questo: cercare la “chiave di accesso” nell’intelligenza emotiva dei giovani, puntare sulla teoria preceduta e seguita dall’esperienza pratica vicina agli interessi dei ragazzi in modo da farli “innamorare” del sapere attraverso il saper fare e il saper essere. E questo non è un principio valido solo per la lingua italiana, ma per tutte le discipline.

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  2. In risposta, Maria Grazia, mi sovviene un frammento del testo di Corneli, Potere e libertà: <>

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